Sala XI

Continua la visita guidata

< Indietro
Prossima sala >
La sala viene detta "degli Acaja" perché nel fregio delle pareti è inserito lo stemma dei Savoia-Acaja. Probabilmente lo stemma è un falso creato dai restauratori nel 1889-1890 per volontà del marchese Tapparelli (in questo modo il marchese voleva ricordare la famiglia Savoia alla quale i Tapparelli erano fedeli). Infatti la famiglia Acaja si estinse nel 1418; quindi tra il 1500 e il 1528, cioè all’epoca di Francesco Cavassa, la famiglia Acaja non esisteva più. Inoltre la famiglia Acaja faceva parte della famiglia Savoia ed è difficile pensare che i Cavassa inserissero questo stemma nella loro casa, dal momento che i Savoia (e tutte le famiglie a loro legate) erano tra i principali nemici del Marchesato di Saluzzo.
Il fregio delle pareti è dipinto tra il 1500 e il 1528 e sul fondo di colore azzurro spiccano immagini diverse e di grande fantasia (putti, grifoni, ninfe danzanti, ecc.). La ricchezza del fregio, così come quella del soffitto a cassettoni (interamente decorato con immagini che non si ripetono mai due volte) fanno pensare che probabilmente questa, in origine, fosse la camera da letto della moglie di Francesco Cavassa: in un antico documento si parla infatti di una “grande sala interamente dipinta”.
Tra i mobili esposti nella sala, secondo il progetto del marchese Tapparelli, spiccano: il tavolo, realizzato nel 1886-1887 con l’utilizzo di pezzi antichi scolpiti nel 1570; un seggiolone pieghevole, realizzato nel 1889 su imitazione di modelli del 1500-1550, interamente rivestito in velluto con frange dorate e dotato di braccioli e piedi “a zampa di leone”; un pancone in legno dipinto e dorato, realizzato dai restauratori nel 1889 con l’utilizzo di alcuni pezzi di un altare di una chiesa, costruito tra il 1500 e il 1600.